Artist’s Statement

Ciro per le sue opere utilizza materiale di vari tipi: legno, ferro, pietra, stoffa; comunque materiale di scarto, che egli considera più ricco di vita.
… “Il materiale usato è una scelta chiara e orientata: è volutamente non di pregio. Il suo valore è nascosto ed io cerco di far narrare all’oggetto quelle umili storie non ancora raccontate”. 

La grande abilità dell’artista – ha scritto Raphael Vella, critico d’arte maltese, parlando di Roberto Cipollone – sembra essere la sua capacità di trasformare una cosa buttata via in piccoli, ingegnosi, attraenti tesori: “Come un bambino, l’artista estrae scherzosamente semplici mitologie da cose che, comunemente, sono considerate senza alcuna utilità”.

Con lo pseudonimo di Ciro, Roberto Cipollone lega il suo fare arte al Re persiano, noto anche per il rispetto degli usi e dei costumi delle popolazioni a lui sottomesse.
… “È un nome che esprime il mio atteggiamento: rispetto verso il materiale che si utilizza, verso la sua storia, verso la sua carica estetica innata”.

Ciro spiaggia


L ‘arte di Ciro

L’arte di Ciro, è un’arte innocente, che corrisponde a una realtà quotidiana poetica e stupefacente.

Si tratta di un’articolazione di idee che esprimono sensibili stati creativi tramite diverse combinazioni di frammenti lignei: elementi umili, essenziali, colorati delicatamente dal tempo, naturalmente o mediante interventi partecipativi provocati da esigenze funzionali.

Strutture prospettiche dall’effetto ottico di torsioni di fibre intrecciate, di case, castelli, paesaggi, animali, oggetti vari; il tutto scaturito da stimoli percettivi alieni da ogni retorica, che favoriscono la propria comunicazione secondo un linguaggio di gusto prezioso, edificante.

Opere senza perimetri laterali, quadri senza pittura, forme antiforma i cui significati alludono alla bellezza cercata, alla contemplazione dell’oggetto, più che al recupero dello stesso per la collocazione in un nuovo contesto al fine di creare nuove relazioni.

Le combinazioni sapienti di quei residui di oggetti che tentano di rivivere giocando un nuovo ruolo, esprimono i sensi più alti che accompagnano il cammino di questo autore; sono il sintomo di una “ricchezza”, sfida e rifiuto dei beni materiali del mondo, approccio etico che esalta il senso della vita e gli eventi che la compongono.

Le simbologie implicite nella formulazione delle molteplici sperimentazioni – povertà, umiltà, spazio, contemplazione, vita – sono i misteriosi segnali dell’ammaliante sorgente a cui Ciro alimenta il proprio spirito.

Gabriella Bairo Puccetti

 

Perché nasce la Bottega di Ciro

L’idea di una bottega, sullo stampo di quelle medioevali, è nata in Ciro all’inizio degli anni ‘80.

Creare un laboratorio di vita dove egli avrebbe potuto, insieme alla realizzazione di quei pezzi che ormai uscivano quasi per incanto ogni giorno dalle sue mani, seguire e stimolare altri giovani artisti, di razze, culture e lingue diverse, che avessero espresso propensione, desiderio, talento, sensibilità alle cose dell’arte.

Dopo aver contribuito alla creazione di un laboratorio artigianale per la lavorazione artistica del legno e averne seguito lo sviluppo per circa 5 anni (dal 1976 al 1982), egli avvertiva l’urgenza di poter donare il suo talento, la sua sensibilità, tutte le sue risorse ad un progetto che veniva nel tempo sempre più delineandosi chiaramente in lui e intorno a lui: creare, cioè, delle opere, dei pezzi unici che egli sentiva appartenere più al mondo dell’arte che non a quello, pur dignitoso, dell’artigianato.

Fra coloro che hanno contribuito all’esistenza di questa singolare “bottega” meritano una speciale menzione:

Roberto Escudero (grafico, illustratore e pittore argentino), Sergio Pandolfi (scultore, pittore e poeta abruzzese) Duddley Diaz (scultore filippino), Tobias Lindner (pittore e restauratore tedesco), Victor Agudelo (scultore e intagliatore colombiano).

bottega di ciro

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