L’arte di Ciro, è un arte innocente, che corrisponde ad una realtà quotidiana poetica e stupefacente.
Si tratta di un articolazione di idee che esprimono sensibili stati creativi tramite diverse combinazioni di frammenti lignei: elementi umili, essenziali, colorati delicatamente dal tempo, naturalmente o mediante interventi partecipativi provocati da esigenze funzionali.
Roberto Cipollone si sottrae con un non-stile all’obbligo di dover narrare qualcosa, non attinge a schemi codificati, opera processi di trasformazione che non costituiscono descrizioni rappresentative, nè elaborazione di un apprendimento di estetica; attua piuttosto una invenzione riformatrice, un’azione soggettiva della facoltà inventiva come affermazione di una nuova fisiologia, come animazione della propria identità, come modo per espandere la coscienza di una dimensione spirituale.
Il significato di una sua opera d’arte, resta a volte misterioso alla percezione, non svela il messaggio, ma, la grande esigenza dell’uomo contemporaneo di verificare il proprio grado di esistenza nell’incessante corsa esistenziale, induce al godimento e all’assimilazione di quest’arte che, per i suoi contenuti spirituali e temporali, si presenta profondamente radicata nella storia.